CYBERBULLISMO E FENOMENI SOCIAL: NE PARLIAMO AL FESTIVAL

SABATO 20 MAGGIO 2017 - ore 17.00
STUDIO ED ANALISI DI UN NUOVO MONDO ONLINE: CYBERBULLISMO E FENOMENI "SOCIAL" RIASSUNTI IN UNA GUIDA COMPLETA 

Ne parliamo con Mauro Berti, Serena Valorzi e Michele Facci
Il 50% dei ragazzi che subisce fenomeni di cyberbullismo pensa di suicidarsi, mentre l’11% cerca di farlo”. A dirlo, in una recente intervista, a Cyber Affairs è la senatrice Elena Ferrara (Pd), prima firmataria del disegno di legge a prevenzione e contrasto del cyberbullismo che adesso tornerà la prossima settimana in discussione alla Camera, nella Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali, in quarta lettura.
Si spera davvero di poter approvare il testo prima dell’estate. Una legge necessaria per poter contrastare efficacemente questa piaga. I dati, diffusi dalla Polizia Postale, sono impressionanti e fanno paura: lo scorso anno sono stati 235 i casi di cyberbullismo trattati dalla polizia postale, cioè le denunce in cui i minori sono risultati essere vittime di reato. In particolare, sono stati segnalati 88 casi di minacce, ingiurie e molestie; 70 furti d’identità digitale sui social network; 42 diffamazioni online; 27 diffusioni di materiale pedopornografico; 8 casi di stalking. Inoltre sono stati 31i minori denunciati all’autorità responsabile perché ritenuti responsabili di reati: 11 per diffamazione online; 10 per diffusione di materiale pedopornografico; 6 per minacce, ingiurie e molestie; 3 per furto d’identità digitale sui social network; 1 per stalking. Altro dato preoccupante è che, secondo un’indagine sull’hate speech dell’Università di Firenze, l’11% dei giovani approva gli insulti sui social. 
Come sta reagendo il nostro Paese?

Ne parliamo con tre esperti, autori del libro – -pubblicato dall’Editore Reverdito -“Cyberbullismo. Guida Completa per genitori, ragazzi e insegnanti”:  Mauro Berti (Sovrintendente Capo della Polizia di Stato, impiegato presso il Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Trento, è responsabile dell’Ufficio Indagini Pedofilia), Serena Valorzi (Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, esperta in dipendenze da comportamento, assertività e di impatto emotivo, cognitivo e relazionale delle tecnologie di comunicazione),  Michele Facci (Psicologo, Consulente Tecnico presso il Tribunale di Trento, esperto in pericoli e potenzialità di internet, autore di numerosi interventi sui principali media nazionali. http://www.michelefacci.com). Il libro sarà presentato, questa sera a Torino, nell’aula magna del Liceo classico “Cesare Alfieri”. E’ previsto un tour di presentazioni in altre città italiane.

Dottor Facci come è nata l’idea di questo “libro- manuale” ?
Il libro nasce dalla volontà di esprimere in un breve testo l’esperienza dei recenti anni di lavoro dei tre autori, con lo scopo di fornire aiuti concreti a genitori e docenti. Nel tempo infatti, abbiamo incontrato decine di migliaia di ragazzi in diverse scuole di tutto il territorio nazionale, ci pareva importante valorizzare questa esperienza e creare una piccola guida per genitori e insegnanti. Di fatto, dobbiamo ringraziare i ragazzi stessi che con le loro domande e il loro interesse ci hanno sempre motivati nel nostro lavoro quotidiano.

Nel volume ci sono nozioni e casi pratici, episodi reali con nomi di fantasia, a chi si rivolge il libro ?
Il libro è pensato per genitori, insegnanti ed educatori in generale. Anche i ragazzi però possono trarre vantaggio dalla lettura del testo in quanto vengono riportati episodi concreti e modalità pratiche per uscirne e per imparare a chiedere aiuto. Il libro non è solo pensato per favorire consapevolezza e fare quindi prevenzione, ma è anche un ottimo strumento di aiuto per le vittime e le loro famiglie.

Sovrintendente Berti . Il libro parla di cyberbullismo e di crimini informatici legati ai giovani. Lei ha voluto apportare la sua esperienza lavorativa nella stesura di questo libro. Quali sono i suoi consigli circa la vita on line dei nostri ragazzi ?
Studi, approfondimenti ed esperienze lavorative hanno la fortuna di incontrarsi nei contenuti del libro. Certo è che incontrando, sotto l’aspetto lavorativo, molti giovani che fanno parte della generazione dei nativi digitali, si ha il privilegio e l’opportunità di riconoscere con chiarezza quali sono i limiti dei nostri figli. Ecco allora che elementi quali la solitudine e l’impulsività digitale sono riconoscibili in giovani che non hanno avuto l’opportunità di vivere l’era pre – tecnologica. Il consiglio principale è quello di inserire i valori della vita ordinaria anche in quella on – line.

Nel libro si parla di OSINT. Di cosa si tratta ?
OSINT un acronimo inglese che sta per Open Source INTelligence. Si tratta dell’attività di ricerca e analisi delle informazioni tramite la consultazione di fonti di dominio pubblico presenti, sia nella vita ordinaria che in rete. È facilmente intuibile, proprio per la mole impressionante di dati che contiene il mondo di Internet, che quest’ultimo sia ormai diventato la primaria fonte di ricerca.

Dott.ssa Valorzi come è nata la sua collaborazione alla stesura del libro ? Quale è stato il suo apporto?
Mi occupo da più di 15 anni di dipendenze da comportamento e la pervasività di internet e l’impatto che ne consegue a livello emotivo, cognitivo e relazionale sono davanti ai miei occhi ogni volta che incontro nelle scuole o in studio persone, grandi o piccole, che soffrono o si interrogano su come migliorare la loro qualità di vita. Questo è il secondo lavoro congiunto con Mauro e Michele e, anche in questo caso, ci anima fortemente il desiderio di condividere le nostre esperienze con chi ha a cuore i nostri ragazzi e vuole agire con coscienza e consapevolezza profonde.

Perché il Cyberbullismo è più pericoloso di quello tradizionale?
I comportamenti vessatori del bullismo classico non erano così estesi. Potevi tornare a casa e sentirti protetto, ora internet espande e rende immortali commenti immagini, espone alla vergogna che sembra non avere soluzioni, di giorno e di notte, un mondo in cui molte relazioni si limitano alle emoticons. Se noi adulti e gli amici non interveniamo prontamente in aiuto, è facile che i ragazzi si sentano disperati e soli per sempre e, a volte pensino anche di scappare via per sempre.

Nel libro emergono i concetti di “vittima”, “persecutore” e “salvatore” . I genitori si rendono  conto di avere a che fare con fattispecie penali ?
Spesso i genitori non si rendono conto, non hanno più occhi, nel vortice delle nostre vite accelerate, per vedere il disagio. Parliamo spesso troppo poco con i nostri ragazzi chiusi nelle loro stanze. Ma altrettanto rischioso é vestire, impulsivamente, i panni dei salvatori perché, se si accettano soluzioni ipersemplificate di buoni e cattivi, si rischia di diventare altrettanto aggressivi (persecutori a propria volta). Fermiamoci, esercitiamo le nostre capacità di gestione emotiva, di comprensione, di intervento efficace e non punitivo, e daremo modo ai nostri ragazzi di fare altrettanto. Noi siamo, e rimaniamo, i loro modelli.

E’ in discussione alla Camera, in quarta lettura, un DDL sul Cyberbullismo. Ci sono, secondo voi, buone novità ?
Speriamo sia la volta buona. Nell’attuale stesura si è ritornati al testo originale, quello voluto fortemente dalla Senatrice Elena FERRARA. In questa versione il Cyberbullismo non viene trattato come una vera e propria fattispecie delittuosa fine a sé stessa, ma come un fenomeno al quale bisogna guardare con attenzione proponendo modelli educativi e di recupero. La stessa scuola viene investita con nuovi compiti formativi e di controllo.